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Un’insegna pubblicitaria della prima metà del Novecento

Un’insegna pubblicitaria della prima metà del Novecento
Manufatto attribuibile alla prima metà del Novecento

Qualsiasi oggetto, se studiato correttamente, porta con sé la storia dell’intera società.

Andrè-Geoges Haudricourt

 

Riassunto

Nella presente relazione non emergono dati certi che possano attribuire all’insegna una realizzazione di artigianato locale, né quale tra gli avi della famiglia Rosso abbiano commissionato il lavoro, né tantomeno giungono d’ausilio  testimonianze orali o fotografiche. Sappiamo che l’insegna apparteneva al bisavolo della famiglia nato nel 1920  e trovava collocazione all’esterno del locale commerciale in funzione pubblicitaria, sino alla rimozione e sistemazione qualche lustro successivo alla seconda guerra mondiale, nella soffitta dell’abitazione famigliare. Il manufatto informa certamente di una duplice professione svolta nel comune di Roppolo (BI) in  aderenza alle necessità del mondo  contadino che richiedevano per far fronte alle occorrenze lo svolgimento di due attività, così come probabilmente si attenevano all’interno del nucleo famigliare gli ascendenti dei contemporanei Rosso, uniti dal vincolo della consanguineità[1].

L’intervento di restauro è stato realizzato con l’obiettivo di restituire la realtà originaria dell’opera, ma altresì di comprendere e conservare le tracce delle micro relazioni che intorno all’oggetto sono venute inevitabilmente a convergere, attraverso la duplice valenza  delle operazioni tecniche: l’una intesa ad assicurare la conservazione del manufatto, l’altra ad attribuire all’oggetto una propria “identità materiale”. A tal fine ci si è avvalsi di elementi indiziari esaminati sull’ opera utili ad orientare oltre alla metodologia convenuta nel restauro tradizionale, congetture per la realizzazione di una biografia culturale nel viaggio che assegna all’opera una propria “tracciabilità”, ovvero l’itinerario dal luogo di produzione mediante la commercializzazione, alla sua “funzione sociale” nella forma grafica di comunicazione, sino alla “deposizione” per l’affievolirsi del suo messaggio promozionale e assurgersi  nell’odierno, allo status  di bene culturale.

Parole chiave: Segno, narrazione, conservazione, identità.

 

Osservazioni

L’insegna ci perviene contrassegnata da quattro segni di sega (due convergenti, due paralleli) posti sulla costa della traversa superiore (Fig.1), con successioni in suite di piccoli fori che si intervallano in sequenza. Sul piano della medesima, posteriormente, si susseguono a sezione varia segni visibili di chiodatura, prodotti successivamente alla pittura e nella contingenza  temporale della vita dell’opera. Detti elementi si ascrivono all’atto di sospensione del manufatto ad elementi di sostegno e per concorso di avvenimenti casuali.

Sull’intera superficie si evidenziano chiazze superficiali di vernice bianca, attribuibili a ultima causa incidentale durante l’operazione di tinteggiatura. 

Posteriormente n. 2 bandelle metalliche disposte rispettivamente a circa 28,5 cm  dal bordo (41 x 3 x 0,3 cm) vincolano la cornice al pannello per avvitatura; nell’operazione di serraggio quattro  punte tronco-coniche hanno ecceduto il limite del  supporto pittorico determinando fessurazioni apprezzabili. Si presume,  ciò nonostante, originale l’introduzione delle lamine metalliche.

Quattro coppie di piccole cavità circolari si ravvisano ancora centralmente al pannello posteriore, ragionevolmente eseguite in fase successiva alla realizzazione dell’opera per assicurare mediante chiodi a sezione conica il collegamento dell’insegna alla parete.

La struttura presenta una cornice modanata a gola rovescia, che inquadra il pannello commettendosi al medesimo sulle traverse mediante un incastro a dente e canale. Nell’attacco ad angolo l’unione ugnatura a mezzo legno si caletta ai ritti profilati della cornice; quest’ultimi fissati sul pannello per mezzo di chiodatura ribattuta, originariamente eseguita per connettere le parti e renderle solidali. Il pannello rileva una variazione dimensionale lungo l’asse tangenziale di circa 0,5 cm, determinando la separazione tra gli elementi contigui e l’incurvamento nella parte centrale della traversa inferiore, mentre il supporto dipinto mostra sollevamenti e caduta della pittura, lacune diffuse, alterazione dei colori, cretti interessanti gli strati più profondi della superficie lignea in reticolati variabili.

 

Costa della traversa superiore

Fig. 1 Segni rilevati sulla costa della traversa superiore

 

Introduzione

L’intervento di restauro ha interessato un’insegna lignea pubblicitaria, segno distintivo del locale laddove l’attività imprenditoriale veniva esercitata. La decorazione, eseguita  sul pannello ricavato da un’unica tavola lignea con cornice modanata, contiene parole indicanti il nome del proprietario e il genere dell’esercizio, incorniciate da un motivo speculare in stile  floreale sviluppatosi tra la fine dell’Ottocento e il primi decenni del Novecento, contrassegnandola nella tipologia delle insegne miste: nominativo-emblematiche. La struttura lignea sembra interessare la specie legnosa della famiglia delle pinaceae del genere larix, verosimilmente appartenente alla specie larix decidua presente nell’areale prossimo montano. Ad una osservazione 4x si rilevano anelli fini e ravvicinati dal colore rossiccio, tali da comprenderli tra le specie cresciute in ambiente boscoso.

Il manufatto attribuibile alla prima metà del Novecento ci perviene da proprietà privata, eredità della famiglia Rosso esercente da generazioni la duplice attività di Sarto e Barbiere. Attività tutt’oggi attiva nel settore della bellezza e salute presso il centro urbano del comune di Roppolo in provincia di Biella (BI). Il rinvenimento nella soffitta famigliare ha permesso di considerare per ipotesi  tradizioni e consuetudini presenti nell’ambito locale legate alla varietà artigianali, – nello specifico  la professione della figura del falegname e del decoratore – nonché alle arbitrarietà rilevate nei segni presenti sul manufatto assegnate alla modalità d’uso. L’oggetto di restauro e rappresentativo delle forme di pubblicità che nel tempo hanno caratterizzato  le insegne delle attività commerciali nelle città di tutta Europa, con grande sviluppo nel medioevo delle insegne  a bandiera giunte sino ai nostri giorni. La realizzazione dei pannelli pubblicitari affidata ad abili artigiani è avvalorata dalla particolare cura e originalità posta dall’autore nella decorazione delle lettere iniziali, relativamente al nominativo e all’attività esercitata laddove tecnica e varietà cromatica attribuiscono una maggior forza al messaggio promozionale (Figg. 2,3).

 

Scritta decorativa indicante il nome e cognome dell'artigiano

Fig. 2 Nominativo dell’esercente

 

Individuazione dell'attività commerciale

Fig. 3 Attività commerciale

 

Descrizione dell’opera

La realizzazione del manufatto a sviluppo rettangolare combina  tecniche lignee a decorazioni pittoriche, che evidenziano all’esame esperienza e padronanza tecnica degli autori. La tavola ricavata da taglio tangenziale presenta la sequenza anulare – prossima alla zona midollare – rivolta verso la superficie dipinta, mentre gli anelli annuali delle traverse si dispongono in senso contrario contenendo la deformazione della struttura. La distanza tra i due limiti successivi  di accrescimento ci informano inoltre sulla relativa regolarità di sviluppo della pianta. Tali aspetti, congiuntamente alle cornici inchiodate al lato minore dell’insegna e alle discrete condizioni di conservazione hanno consentito nel tempo di mantenere un buon equilibrio delle tensioni strutturali e una relativa planarità della stessa. La chiodatura tuttavia ha determinato  nel tempo piccole fenditure sul piano e opposizione al naturale  movimento dello stesso, segnatamente sulla parte posteriore e prossima all’area di ribattitura  dei chiodi (Figg. 4,5).

L’incastro del pannello lungo le traverse è ulteriormente assicurato dalle due bandelle in metallo avvitate sulle rispettive parti lignee. Tale aspetto riconduce a una possibile duplice funzione: a) alla costrizione degli elementi alle possibili variazioni igrometriche dell’ambiente; b) alla funzione di sospensione alla parete la cui forza di gravità  si ripartiva sull’intera superficie. Le parti metalliche presentano infatti tagli alle estremità tali da far presumere il distacco dell’insegna dal luogo di origine, svolgendo oltre alla funzione di stabilizzazione del pannello una probabile sospensione alla parete dell’esercizio commerciale.

 

Vista posteriore dell'insegna

Fig.4 Retro dell’insegna

 

Particolare del fianco

Fig. 5 Fianco dell’insegna

La decorazione delle lettere  e l’adornamento floreale sono invece eseguiti con la tecnica della pittura a tempera avvalendosi di pigmenti  in polvere e legante solubile in acqua del tipo caseina o colla animale. Ad una osservazione con lente binoculare  4x è possibile rilevare dissimili spessori della superficie  che riconducono ad una prima stesura di colore sulla tavola e sulle cornici, sovrapponendo successivamente formelle di lettere alfabetiche per segnare lievemente la sagoma durante la formazione delle parole.

L’adornamento concorre a formare un quadro armonico ed equilibrato fra gli elementi della composizione: la frase che individua l’esercente si dispone in alto e in dimensioni ridotte rispetto alle corrispondenti parole che designano l’attività esercitata la quale, ricopre quasi l’intera estensione della tavola. Completano l’ornamento la simmetrica disposizione floreale disposta a cornice della creazione. Le lettere iniziali “G” e “R” – nominativo del titolare – presentano singolari  arabeschi ancora distinguibili che ornano in contrasto cromatico le lettere seguenti, quasi a calamitare l’attenzione del pubblico (Figg. 6,7).

 

Capo lettera

Fig. 6 Particolare della prima lettera del nome

 

Capo lettera

Fig. 7 Particolare della prima lettera del cognome

 

Analisi diagnostiche preliminari

Nella fase preliminare di studio si è considerato attendibile l’originalità degli elementi lignei e della decorazione, la quale  caratterizza  la peculiarità dell’insegna. Durante la campagna di documentazione precedente al restauro non emerge fluorescenza in luce UV, fatta eccezione per le macchie di tinteggiatura che restituiscono una colorazione blu intensa. La superficie sembra assorbire le radiazioni ultraviolette e non si rileva alcun strato lattiginoso semitrasparente attribuibile alle vernici originali. Saggi di solubilità sono stati eseguiti sui frammenti per individuare la classe dei leganti che fissano l’adesione dei colori al supporto ligneo non più aderenti alla superficie. La solubilità  maggiore del colore si è riscontrata con l’utilizzo di tamponi imbevuti in acqua tiepida; diversamente insolubile in alcool e in essenza di trementina.

Nei segni rilevati sull’oggetto, considerati significativi di una qualche caratterizzazione della vita dell’opera, si è operato attraverso una ripartizione in classificazioni differenziate per le peculiarità attribuibili alla causa del loro prodursi e ipotizzare un percorso della vita dell’opera, nonché alle relazioni che intorno ad essa si erano sviluppate. Tale aspetto ha consentito  di comprendere le scelte operate nella contingenza del momento.

 

Interventi precedenti

Il manufatto non riporta segni di interventi riferiti ad un mantenimento in stato di efficienza né tecniche volte a reintegrare particolari compromessi o deteriorati dell’insegna. Si rilevano posteriormente ad esso segni di un’attività che vede nel decorso della vita dell’opera la sua disposizione alla parete e il suo levarsi dall’originaria funzione. Il lato destro del pannello si presenta più corto di circa 0,8 cm con una leggera smussatura sull’angolo superiore che farebbe ipotizzare ad un adattamento dello stesso a fronte di un ostacolo non rimovibile.

 

Stato di conservazione

Ad una prima analisi visiva risulta evidente il mediocre  stato di conservazione. Si osserva sin da subito la sconnessione del tavolato, maggiore nei punti di aderenza alla cornice a causa del ritiro menzionato. Lievi fenditure si dispongono sul piano parallelamente alle fibre,  segnatamente in prossimità della sezione di testa e in corrispondenza dei ritti di cornice per l’unione a mezzo chiodatura. Quest’ultima presenta quattro punti di adesione  con il piano sottostante che vincola la cornice laterale al medesimo con punte ripiegate per una maggiore connessione. Tale aspetto ha indotto una serie di concause al deterioramento le quali, oltre alle fenditure, si estendono macchie brune per l’ossidazione del ferro all’umidità e alterazione del tessuto ligneo prossimo alle cavità dei fori (Fig. 8). Detti aspetti si rilevano analogamente nei punti in cui le bandelle metalliche si fissano sulla superficie per avvitatura.

L’avanzato degrado del manufatto interessata maggiormente la decorazione dell’insegna la quale, pone diverse considerazioni in relazione alla perdita di coesione e compattezza  dello strato pittorico, nonché alla caduta del colore assieme all’alterazione dei pigmenti (Fig. 9). Le modificazioni si estendono sino alla superficie lignea in reticolati che determinano craquelure diffuse compromettendo parte della leggibilità dell’opera. Sinuosi steli floreali profilano la parte inferiore dell’insegna per disporsi lateralmente ad essa in stilizzati e presupposti tulipani rappresentativi della nuova tendenza artistica che connota il manufatto. Il supporto ligneo non appare particolarmente soggetto ad attacco biologico, tuttavia sono presenti aree più esposte che rilevano la presenza di fori e un’attività di insetti xilofagi che con ogni probabilità risulta ancora attiva.

 

Alterazioni cromatiche del supporto dovute alla presenza di parti metalliche
 

Fig. 8 particolare del chiodo ribattuto

 

Cornice modanata inchiodata al pannello

Fig. 9 Alterazione dello strato pittorico sulla cornice

 

Intervento

Il restauro si è svolto con l’obbiettivo di recuperare l’unità estetica  e la solidità strutturale dell’opera, orientando le fasi d’intervento sia in relazione alla funzione originaria per la quale era stata progettata e creata, sia all’attuale destinazione d’uso di conservazione della memoria storico-famigliare. La scelta metodologica di intervento impiegata è stata guidata dal criterio di preservare le testimonianze originali della medesima, segnatamente nei segni rilevati sull’opera che hanno caratterizzato  i decorso della sua temporalità e storicità, in una prospettiva di trasmissione culturale e preservazione del patrimonio di cultura locale.

  1. Disinfestazione

L’intervento è stato preceduto dalla disinfestazione eseguita per anossia con assorbitori d’ossigeno utilizzando un film polibarriera EVOH per racchiudere l’oggetto e sigillando lo stesso con nastro biadesivo adatto per le applicazioni sotto vuoto. Il processo è stato seguito dall’utilizzo di prodotti antitarlo per prevenire nuove manifestazioni con buona capacità di penetrazione e principi attivi quali la  permetrina (0,40%), il piperonylbutossido (0,06%) in solvente a base di ragia minerale impiegato sulla parte posteriore del manufatto.

  1. Fissaggio e consolidamento del colore

Il fenomeno del distacco del film pittorico ha richiesto una prima operazione di consolidamento e fissaggio del colore  per la perdita di coesione, attraverso l’impregnazione del materiale decoeso mediante un consolidante allo stato liquido, in grado di ripristinare la coesione una volta passato allo stato solido. A tal fine è stata utilizzata della colletta calda preparata in rapporto volumetrico di 1/4  e stesa sul fil pittorico con pennello morbido. Tale operazione a consentito di operare sulla struttura lignea scongiurando il distacco delle parti incoerenti della pittura. L’adesione mediante solidificazione a consentito altresì  di interporre alla stesura originale l’integrazione successiva non cancellando la testimonianza originale.

  1. Consolidamento della struttura lignea

Il consolidamento del legno, necessario soprattutto in determinate aree infragilite da umidità e attacco xilofago, è stato effettuato con applicazioni a pennello e iniezione di solvente a base di regalrez 1126, resina alifatica a basso peso molecolare, utilizzato per raggiungere livelli di penetrazione non ottenibili con altre resine[2].

  1. Sostituzioni degli elementi ossidati

Si è ritenuta congrua la sostituzione degli elementi ferrosi solidali al supporto di legno, per le menzionate cause che hanno determinato la successione di fenomeni alterativi sulla materia legnosa. L’operazione preliminare è stata orientata ad estrarre i chiodi vincolanti i ritti di cornice, rilevando un avanzato fenomeno di corrosione del materiale ferroso, che nel tempo avrebbe  portato al distacco delle parti e al perdurare del deposito di ossido idrato di ferro  sulla superficie lignea con conseguente diffusa alterazione cromatica. Il fenomeno è strato riscontrato similmente durante l’operazione di estrazione delle viti che vincolano le bandelle metalliche al retro del manufatto.

Nel primo caso i chiodi sono stati sostituiti da perni lignei a sezione conica della stessa specie legnosa (diametro max 0,35 cm)  collocati nelle stesse sedi di chiodatura  cercando di non aumentare il diametro del foro presente (Fig. 10).

Nel secondo caso si è valutato di sostituire le viti con altre di diametro corrispondente, ma resistenti ai processi corrosivi  e con una lunghezza del gambo di 1,3 cm  impedendo alla punta di oltrepassare il limite del supporto, salvaguardando così la conservazione del manufatto. Si è fatto uso dei fori originale e si è valutato di non interporre tra la vite e la bandella molle per la realizzazione di un sistema elastico, adattandosi le stesse bandelle, al movimento del supporto ligneo. La nuova destinazione  e fruizione in ambiente interno, non soggetto a rilevanti sbalzi termici,  hanno consentito di orientare tale scelta senza tuttavia cancellare i segni di una loro originaria presenza (Fig. 11).   

 

Ritto di cornice con l'inserimento di chiodi lignei

 

Fig. 10 Particolare del ritto di cornice con chiodi in legno

 

 

Fig. 11 Fori presenti sulla tavola dopo lo svitamento delle lamine di ferro

 

  1. Assemblaggi del pannello alle cornici

Le parti dell’insegna nel numero di cinque sono state assemblate  facendo aderire l’unione a dente e canale tra le traverse (lato maggiore) e il pannello, previa pulitura del solco e leggera pressione meccanica, ristabilendo il leggero imbarcamento  centrale causato dalla fuoriuscita dalla sede  originaria. L’unione tra i ritti  ha richiesto l’intervento di una leggera riduzione dell’unione ugnata per il fenomeno del ritiro della tavola al fine di consentire  una buona corrispondenza e solidità tra le parti (Fig. 12). L’aderenza sul pannello è stata garantita attraverso l’inserimento dei chiodi lignei rendendo scabra la superficie degli stessi e interponendo colla animale. Per rendere solidali i ritti di cornice con la tavola si sono inoltre distribuiti punti del medesimo collante sulle superfici da unire garantendo così una maggiore stabilità del piano (Fig. 13).

 

Smontaggio della cornice  e ripristino degli elementi

Fig. 12 Schiodatura della cornice laterale

 

Vista laterale dopo l'intervento di adesione

Fig. 13 Intervento dopo l’adesione delle parti

 

  1. Pulitura

La pulitura delle parti lignee è stata eseguita con una prima asportazione dei depositi coerenti per mezzo di una emulsione grassa applicata a pennello e rimossa a secco. A ciò a fatto  seguito un “lavaggio” con White Spirit. La superficie è stata poi trattata con una soluzione acquosa di tensioattivo Tween 20 all’2%, applicata per via umida con tamponcini di cotone, in modo da sfruttare le proprietà detergenti del tensioattivo.

Per la  superficie pittorica si è fatto uso di un’emulsione di vari tensioattivi ad azione detergente del tipo Active, bagnando leggermente il tampone di cotone sulla superficie con movimenti rotatori  ed effettuando dopo l’applicazione risciacqui con essenza di petrolio.

 

  1. Reintegrazione pittorica

Le operazioni si sono orientate a ricreare un collegamento cromatico e formale laddove si rilevavano lacune o abrasione della pellicola pittorica, garantendo la reversibilità del prodotto con la tecnica a guazzo. In considerazione dell’ampia estensione dell’intervento (l’intera superficie) e la scabrosità del film pittorico si è proceduto con la stesura di colore in tonalità più chiare (sottotono) conservando l’irregolarità della superficie e le tonalità di colore rese dalle poche testimonianze circostanti e alla documentazione reperita.

Le lacune rilevate sulla superficie sono state parzialmente colmate utilizzando materiale facilmente rimovibile composto da colla animale, pigmenti e gesso previa trattazione della parte con fiele di bue per facilitarne l’adesione.

 

  1. Stuccatura e finitura

L’operazione di finitura è stata preceduta dalla stesura sul retro dell’insegna di un composto di idrocarburi alifatici e resina colofonia e successivamente trattata con cera naturale riducendo le sensibilità delle fibre alle variazioni di umidità relativa; i fori di sfarfallamento e le fessurazioni presenti sul piano ligneo sono state stuccate con cera vergine applicata a caldo, colorata con pigmenti in polvere e tenendo conto delle diverse cromie del legno (cera vergine, solvente 2:1); la cera in eccesso è stata lucidata con una tela di lino a trama rada.

La superficie pittorica è stata protetta stendendo sulla pittura una resina vegetale di conifera (Agathis philippinensis), Gomma coppale manila, diluita in alcool incolore a 99° in ragione del 20 % (200 grammi di resina in 1 litro di alcool).

 

Conclusioni

In chiusa alle operazioni tecniche e ai frammentari dati  rilevati intorno al manufatto possiamo argomentare che il trisavolo e il bisavolo della famiglia Rosso abbiano commissionato l’insegna nella prima metà del Novecento, fra gli anni ’33 e ’40. Lo stile floreale nella decorazione, che abbracciava i più disparati campi, si sviluppa seppur con ritardo  nell’Italia del Novecento dopo l’esposizione di Torino del 1902  e trova ispirazione in pittura nei motivi naturali di forme stilizzate[3]; nell’insegna il soggetto è ispirato al tema floreale presente  in sinuosi steli che incorniciano il messaggio centrale. Nei centri minori tale aspetto  sarà ulteriormente tardivo confortando l’ipotesi  di una committenza non anteriore ai primi lustri del Novecento.

La struttura lignea rileva attraverso stime di valutazione degli anelli mancanti, un’età approssimativa di 89 anni effettuata sul piano in assenza di alburno[4], che potrebbe confortare l’origine dell’insegna compatibile al periodo summenzionato. Eventuali fonti storico-archivistiche relative all’approvvigionamento del legname limiterebbero pure l’area di provenienza consentendo una ricostruzione dei luoghi di commercializzazione del legname a sostegno delle ipotesi avanzate.

Non si esclude quindi la possibilità che la costruzione e la decorazione  siano stati commissionati  nel piccolo centro urbano segnatamente nelle botteghe in cui tale produzione poteva essere dotata di particolari competenze e abilità, eredità dell’antico borgo che intorno al castello organizzava l’economia dell’artigianato locale[5]. La vita dell’opera è diversamente confortata dalle testimonianze rese nei segni rilevati sull’oggetto che hanno formulato una serie di ricostruzioni in parte confermate dalle testimonianze orali. L’insegna portata a compimento risulta essere stata sospesa all’esterno dell’esercizio attraverso le bandelle poste nel retro mediante sostegni metallici; sono attribuibili a tale margine temporale le alterazioni sul manufatto ad opera di agenti atmosferici: la superficie pittorica subisce  le contrazioni del supporto ligneo determinando cretti e perdita del film pittorico estesi sul supporto.

La superficie lignea  rileva diversamente  una serie di alterazioni di natura biologica e a seguito delle variazioni climatiche ondulazioni riscontrabili sull’intera struttura lignea, in corrispondenza degli avvallamenti nel settore primaticcio.

Al levarsi dell’insegna dal luogo di affissione  o l’eventuale adattamento a nuove ricollocazioni nel corso della vita dell’opera sono da attribuire  i segni rilevati  sul retro del manufatto, origine degli avvenimenti di natura accidentale o di provvisorio adattamento alla contingenza temporale. Durante il deposito del manufatto sono invece da attribuite le macchie di tinta murale bianca durante l’utilizzo della stessa presente nella soffitta o in altro luogo in cui l’oggetto veniva a trovarsi.

 

Insegna pubblicitaria dopo l'intervento di restauro

Fronte dopo l’intervento di restauro

 

retro dopo l'intervento di restauro

Retro dopo l’intervento di restauro

 

 

 

Disegni di rilievo

Disegno tecnico
Rappresentazione prospettica dell’insegna
Disegno tecnico
Rappresentazione vista posteriore
Disegno tecnico
Rappresentazione vista di profilo

 

 

 

[1] P. GRIMALDI, «Rapsodie di un sarto di campagna. Pratiche e segni nel tempo tradizionale», in Rivoltare il tempo percorsi di etno-antropologia, (Milano: Guerini e Associati, 1997 pp. 9-48); www.cna.it/notizie/raccontando-insieme-le-antiche-professioni-un-sarto-scuola.

[2] https://www.ctseurope.com/site/dettaglio-news.php?id=86.

[3] www.museotorino.it/resources/pdf/books/281/.

[4] M.G.L. BAILLIE, Tree-Ring Dating And Archeology, (Londra: Routledge 2015, pp. 271); www.bibar.unisi.it/sites/www.bibar.unisi.it/files/testi/testiqds/q12-13/20.pdf.

[5] Comune di Roppolo, (a cura di) Roppolo e il suo territorio, (Santhià: GS Editrice, 2004, pp. 236).

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