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Sedia:

Sedia tipo carabiniere di origine azegliese (TO). Tale modello fu commercializzato nel nord Italia tra il 1838 e il 1939 circa. Riproduzione certificata dalla ricerca etnografica svolta nel comune di Azeglio.

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Caratteristiche  della sedia

  • Dimensioni: 86 x 41 x 35 cm.
  • Realizzata in legno massello di noce e acero con finitura naturale in gommalacca.
  • Seduta impagliata  a losanghe con erba palustre e paglia schiarita con vapori di zolfo.
  • Assemblata con incastri a tenone,  mortasa e perni lignei.

Importo € 560,00 (esente iva – art. 67 del D.P.R. n. 917/1986 – )

Scheda prodotto

Descrizione: Sedia tipo “carabiniere” di origine azegliese (TO), modello commercializzato nel nord Italia tra 1838 e il 1939 circa.

Elementi decorativi della struttura: gambe anteriori stile cabriolè con traverse sagomate del sedile e battute per l’inserimento del telaio impagliato. Le gambe posteriori si prolungano nella spalliera, unendosi alla traversa alta che caratterizza il tipico copricapo integrante la grande uniforme degli ufficiali dei carabinieri il quale dà il nome alla tipica sedia.

Elementi decorativi della seduta impagliata: Motivo a mandorla disposto a losanghe concentriche in ricorsi ordinati sull’ordito. La paglia presenta l’ornamento centrale in armonia con la traversa alta dello schienale in acero.

Materiali impiegati: Noce, acero, erba palustre, segale.

Tecnica costruttiva: Unione a tenone e mortasa ugnata, tenone e mortasa con una sola spalla. I chiodi in legno rinforzano gli incastri a tenone e mortasa.

Lucidatura: gommalacca, gommalacca decerata.

Riproduzione con varianti cromatiche: anno di realizzazione 2018; ricerca etnografica realizzata nel comune di Azeglio (TO).

Misure: cm 86 x 41 x 35 altezza x larghezza x profondità. Altezza seduta cm 46.

Il manufatto ripropone il modello originale della tradizione azegliese dopo l’intervento di studio e restauro, che attribuisce la realizzazione dell’oggetto di restauro ai primi anni del Novecento. La rivisitazione del manufatto, fedele al modello originale, presenta la variante di due specie legnose in contrasto cromatico, limitando la paglia nelle losanghe centrali della seduta.

Numero di catalogazione: Sedia N. 1  tipo “carabiniere”

Dimensioni 

Altezza 860 mm

Larghezza 410 mm

Profondità 350 mm

Altezza seduta 460 mm

sedia spaccata

L’origine

È forse nei luoghi che attraversa con il carro trainato da muli che Giuseppe Santina osserva in Liguria la produzione delle sedie di Chiavari. Del legname a disposizione il commerciante ne destina parte in Piemonte e il restante nella regione marittima e oltre, ma non rientra in paese privo di carico, ma con il prezioso minerale dai molteplici usi: il sale marino. Sarà il commercio del legno e del sale a determinare nel 1830 l’origine della rinomata produzione delle sedute impagliate di Azeglio.[1]

Nel 1838 la professione del cadregaio è testimoniata in Azeglio da Gioanni Pionzio e Giuseppe Bogatto, seggiolai residenti nel comune.[2] Invero, Bogatto esercita la doppia professione, quella del cadregaio-contadino. Il dato è significativo per rilevare che l’attività dei seggiolai è esercitata anche dagli agricoltori durante i periodi di inattività agricola, la cui doppia mansione consolida il diffondersi della professione. Nello stesso anno in paese si registrano fra i padrini e i genitori dei battezzandi 15 falegnami in esercizio; tra questi figura Antonio Santina nato ad Azeglio nel 1816, forse affine al negoziante. Nello stesso anno Giuseppe Santina ha 10 anni, ma è già immerso nel mondo del commercio e dell’artigianato.[3] La disponibilità della materia prima e l’attività del commercio di legname attiva un vivace sviluppo dell’artigianato su tutto il territorio, diventando Azeglio il paese dei falegnami-seggiolai e delle impagliatrici di sedie. Nel 1842, l’attività di impagliatrice è testimoniata da Cattarina Manfredo coniugata Vala Pietro di professione falegname.[4] Le sedie impagliate sono ormai una realtà quotidiana e distribuita uniformemente nel paese, tanto da divenire con il lavoro dei campi l’attività preminente nelle famiglie contadine azegliesi. Infatti, quattro anni prima, nel 1838 la signora Manfredo è dapprima registrata come esercente la professione di contadina.

Domenico, figlio di Giuseppe, avrà modo di ereditare conoscenze, saperi e tecniche legate alla tipica sedia, grazie al padre che a sua volta la eredita ragionevolmente dal diretto ascendente Carlo Santina. Una attività eseguita a domicilio da contadini-seggiolai, al servizio dei commercianti locali.

Il lavoro a domicilio

Il lavoro a domicilio costituisce una importante forma di transizione per il successivo sviluppo dell’unica fabbrica di sedie azegliesi dotata di tutti i macchinari per la lavorazione: quella di Enrico Santina che segnerà l’apice della produzione e innovazione della sedia azegliese. Nel paese il lavoro domestico occupa quasi l’intera popolazione nei periodi di inattività dal lavoro nei campi; i pochi utensili utilizzati, il ridotto spazio per l’assemblaggio degli elementi e il basso costo della materia prima darà l’avvio ad una attività in continuo sviluppo. È in questo clima, caratterizzato dalla combinazione di più elementi, che il processo di produzione elabora forme e varie tipologie produttive organizzate sul territorio. Sarà l’intraprendenza dei Santina e l’acutezza di Enrico a contraddistinguere il manufatto azegliese a fronte di una sempre maggiore richiesta di un mercato crescente.

Negli anni “Venti” del Novecento maturano le condizioni per accelerare la produzione artigianale con l’avvento delle macchine elettriche in sostituzione della limitata produzione manuale. L’introduzione dell’energia elettrica applicata agli utensili muta profondamente le condizioni di lavoro e con esse anche quelle sociali. «L’abbandono progressivo della manualità, il fatto che la vita dell’uomo non implichi più il “venire a patti con la materia” sta alla base di una vera e propria metamorfosi antropologica».[5]

La macchina elettrica sostituisce l’utensile manuale, limitando l’azione dell’operatore ad un parziale processo programmato, ma il nuovo approccio solleva tra la vecchia generazione forme di diffidenza, osservando passivamente il mutare del ciclo di produzione, mentre la nuova si affaccia su un mercato in espansione e le richieste varcano il confine nazionale giungendo in Svizzera, Libia, Inghilterra e America. La tipologia di sedie si rinnova rispetto ai vecchi modelli e faranno di Azeglio un rilevante centro di produzione sino all’avvento delle grandi aziende.

[1] La ricostruzione è desunta dalle dichiarazioni di Ines Santina e Battista Matti, rilasciate nell’intervista condotta da Vigliermo a Ines Santina e dalla ricerca ancora in progress nell’archivio parrocchiale e storico del comune di Azeglio.

[2] APA, Registro degli Atti di nascita e di Battesimo, anno 1838, atto numero 2 e 32.

[3] APA, Registro degli Atti di nascita e di Battesimo, anno 1806, p. 65.

[4] APA, Registro degli Atti di nascita e di Battesimo l’anno 1842, atto numero 56, foglio n. 36.

[5] F. Dei, P. Meloni, Antropologia della cultura materiale, Roma, Carocci, 2015, p. 42.

Domande frequenti

xilo43 risponde alle domandi più ricorrenti.   Se non riuscite  a individuare una risposta esaustiva scriveteci, vi risponderemo  il prima possibile. Qualora desideriate essere richiamati, inserite i vostri dati nel formulario indicando nel messaggio il vostro numero di telefono.

I manufatti culturali sono Opere  che incorporano in sé le tradizioni della comunità che li ha pensati, prodotti e commercializzati.

Espressioni Artistiche  che si configurano come un contributo alla valorizzazione della cultura  sia materiale che  immateriale, nel rispetto dei criteri costruttivi del luogo di origine e della propria funzione d’uso.

Documenti  che rievocano e valorizzano con ricerche sul campo e d’archivio   i  manufatti presenti sul territorio; beni culturali che inglobano e rendono visibili i valori della propria collettività.

Le opere sono eseguite nel luogo che rievoca la produzione degli oggetti tradizionali, nella storica bottega, con l’utilizzo  degli utensili coevi, l’applicazione delle tecniche in uso, l’utilizzo delle risorse locali e dalla dimensione temporale che caratterizzava la realizzazione dei manufatti dell’epoca.

Gli oggetti sono interamente eseguiti a mano e caratterizzano l’esclusività della creazione grazie al processo di lavorazione che si avvale di utensili e forza muscolare; fattore che limita a pochi esemplari la produzione artigianale. Ogni singolo modello si accompagna di certificazione e pubblicazione dei dati relativi alla ricerca svolta sul terreno, negli archivi, attraverso la consultazione bibliografica, lo studio dei materiali, degli utensili, delle tecniche, delle risorse locali, dei luoghi sociali

xilo43 garantisce che le opere sono riproduzioni fedeli di beni della tradizione popolare quanto realizzazioni artistiche che si collocano in continuità temporale, ereditando i saperi del contesto di origine e i gesti tecnici che accompagnano il processo di lavorazione. Ogni oggetto è espressione di un percorso di ricerca nelle pratiche  locali del tempo,  documentato dalla pubblicazione del lavoro svolto su riviste specializzate.

Ulteriore certificazione è rilasciata dal Direttore del Museo etnografico di riferimento del bene culturale laddove presente, che ne attesta l’esecuzione nel pieno rispetto dei criteri esecutivi e dei caratteri decorativi tipici della tradizione. In calce alla certificazione è riportata l’etichetta applicata al retro del manufatto con i dati indicativi degli artefici, l’anno di produzione e l’apposta timbratura: Manufatto Culturale.

risorse locali, dei luoghi sociali

Potete realizzare l’ordine direttamente sulla nostra web,  via mail o per mezzo postale. Vi ricordiamo che i manufatti sono realizzati con gli utensili del periodo di produzione del bene e pertanto, se non disponibili fra le creazioni degli anni precedenti, richiedono tempi che saranno compiutamente indicati al cliente.

Se il prodotto di interesse è disponibile potrà essere spedito o consegnato personalmente laddove possibile, nell’arco dei 14 giorni lavorativi. Diversamente, l’ordinazione di un manufatto richiede a seconda della tipologia da 30 a 180 giorni e la sequenza di lavorazione sarà frequentemente documentata al cliente mediante immagini, spiegazioni tecniche e materiali utilizzati.

Il trasporto è incluso nel prezzo sul territorio italiano e prevede una struttura accurata per la protezione del prodotto. Verso le spedizioni fuori dal territorio nazionale ai costi del medesimo verranno aggiunti quelli di spedizione. Se il cliente ha preferenze ad utilizzare mezzi di trasporto dal medesimo accreditati potrà farne comunicazione a xilo43.

I prodotti di xilo43 non necessitano di cure particolari, richiedono soltanto di essere conservati in ambienti caratterizzati da parametri termoigrometrici adatti (T 19-24 °C., U.R. 50-60%, illuminamento 50 lx). Si consiglia il monitoraggio periodico per individuare precocemente eventuali segni di  infestazioni biodeteriogene.

Per una corretta manutenzione e collocazione si consiglia di non esporre l’opera a fonti di luce solare diretta, a fonti di calore e di posizionarla lontano dai fumi di cucine, camini, candele, stufe utilizzando impianti di illuminazione a norma di legge. Si dovrà inoltre evitare di esporre l’opera a variazioni termoigrometriche eventualmente collocandola in una parete che non risenta di grandi sbalzi di temperatura.

Per quanto riguarda la periodica pulizia delle superfici lignee o pittoriche si consiglia periodicamente di spolverarle con mezzzi non abrasivi utilizzando un piumino naturale per la rimozione delle polveri domestiche.

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