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Il recupero di un carretto della seconda metà dell’Ottocento

Il recupero di un carretto della seconda metà dell’Ottocento
Carretto in legno denominato “il palone”

Premessa

L’intervento di restauro compreso nell’ambito di un progetto sociale, è stato realizzato con l’obiettivo di restituire la fedeltà originaria dell’opera, ma altresì di comprendere e conservare le tracce delle micro relazioni che intorno all’oggetto sono inevitabilmente venute a convergere.

L’oggetto, un carretto ligneo, è rappresentativo dell’attività svolta nell’Ottocento presso l’orto botanico di Pisa, ritenuta una significativa testimonianza materiale atta a consegnare la pratica del  lavoro collettivo e un segmento di storia locale. Il suo utilizzo per il trasporto di grandi vasi era principalmente destinato al trasferimento degli stessi dall’interno all’esterno della serra durante il periodo primaverile, per farvi ritorno nel periodo autunnale. È plausibile che in origine la trazione del carro fosse animale; lo lasciano ipotizzare i due fori equidistanti e prossimi al timone nella parte anteriore del veicolo per la disposizione di bilancieri atti a equilibrare la disposizione delle forze applicate.

Descrizione dell’opera

Il manufatto costituisce un’opera dell’artigianato locale plausibilmente eseguita in sede al fine di adempiere alle funzioni di pratica quotidianità. Si tratta infatti di un carretto in legno destinato al trasporto di piante in vaso denominato “il palone”. Il lemma rievoca la caratteristica forma di una grande pala atta a impalare – attraverso l’inclinazione della parte terminale dell’assito – le piante in vaso, facilitando lo scivolamento dal suolo al piano del carretto. L’operazione prevedeva, due volte all’anno, lo spostamento degli arbusti dall’interno all’esterno della serra e viceversa. È possibile tuttavia, che tale nomenclatura sia successiva al suo originale impiego che colloca l’artefatto nella seconda metà dell’Ottocento. Si rilevano infatti nella parte anteriore, prossimi al timone ed equidistanti, due fori che lasciano ipotizzare la presenza di bilancieri per la trazione animale.

Il piano presenta una commettitura del tavolame incavicchiato in costa e fasciatura metallica inchiodata su tre punti del medesimo. Prossima al timone l’unione è garantita sulla parte anteriore da un perno passante il piano con bullone terminale. L’inclinazione dell’intero piano e il braccio centrale, ad esso vincolato, è garantita dalla rotazione dell’assale in ferro inserito nei mozzi delle ruote. L’intero assito è costretto all’assale da bulloni che ortogonalmente l’attraversano assicurando la rotazione mediante terminali conici inseriti nei mozzi che, ingrassati scivolano all’interno delle ruote.

La fattura del manufatto – ad eccezione delle ruote che richiedono una particolare tecnica costruttiva – non presenta particolari complessità artigianali, ma nell’insieme costituisce un’oculato calcolo per la distribuzione del carico e la facilitazione del suo trasporto.

Osservazioni sull’ambiente espositivo

Il manufatto è reperito in area esterna dismessa e non soggetta a manutenzione. La copertura dell’ambiente in stato di avanzato degrado presenta una parziale protezione in vetro che non ha garantito la conservazione dell’opera dai fenomeni atmosferici. L’esposizione alle intemperie per un prolungato periodo, ha inevitabilmente determinato il degrado degli elementi lignei e delle sue parti in metallo, originando l’irreversibilità di alcuni di essi. Valutata la condizione si è ritenuto conveniente spostare il carretto in area coperta previo rilievo fotografico.

Stato di conservazione dell’opera

L’artefatto si presenta in avanzato stato di degrado con presenza sull’assito di attacchi sia biologici che vegetali . È plausibile attribuire le cause alla permanenza all’aperto e alle precipitazioni determinando un ambiente biologicamente idoneo al suo deterioramento. Si rilevano fratture per interventi meccanici e parti in avanzata usura. Ad una analisi dell’oggetto si osserva una marcescenza diffusa con sbriciolamento e perdita della superficie prossima anteriore e posteriore. Le parti ferrose mostrano un avanzato grado di ossido-carbonatazione con incidenza sulle parti lignee ad esse connesse. La fascia di ferro posteriore, per metà mancante, sostituisce l’originale evidenziando una minore larghezza rispetto all’originale. Il timone si presenta staccato dall’assito con evidente frattura a livello del perno anteriore di chiusura e ampie fenditure. Nella visione d’insieme, l’intervento di restauro richiede un diffuso consolidamento su tutta la struttura lignea e una adeguata metodologia d’intervento.

Notizie ed incidenze di restauri precedenti

La mancata corrispondenza di fori, per l’unione incavicchiata in costa, mette in evidenza un precedente intervento negli elementi del piano: plausibile atto a rendere utilizzabile il “palone” con la sostituzione delle parti logorate dell’assito. Sin dalla prima osservazione si rileva che parti incoerenti costituiscono gli elementi d’insieme, presentando spessori e tipologie lignee diverse. Sulle ruote sono evidenti ampie stuccature in gesso colorato che rimandano ad una precedente manutenzione. I chiodi delle fasce sono in parte sostituiti da viti che ne assicurano l’unione al piano. Pare congruo ipotizzare che gli elementi originali del manufatto siano stati sostituiti con tipologie recenti e facilmente reperibili al fine di rendere funzionale l’oggetto. Tale ipotesi trova riscontro nella presenza di viti di produzione seriale e standardizzazione dei filetti.

Intervento di restauro

L’operazione è stata eseguita suddividendo l’intervento in quattro fasi:

Prima fase

  1. Ricerca storica del manufatto e del suo utilizzo;
  2. Documentazione fotografica prima, durante e dopo le fasi di lavorazione;
  3. Smontaggio delle commettiture lignee e degli elementi in ferro previa numerazione,

classificazione, registrazione e descrizione degli elementi del manufatto.

Seconda fase

  1. Operazione di pulitura meccanica superficiale (pennello) e in profondità con tensioattivi, gel e impacchi, previo tassellatura di prova;
  2. Trattamento antitarlo su tutta la superfice lignea;
  3. Rimozione della ruggine con impacchi di cellulosa e sale bisodico;
  4. Consolidamento in profondità e in superficie delle parti degradate.

terza fase

  1. Ricostruzione e adesione alla struttura lignea originaria delle parti mancanti con resina epossidica
    9. Stuccatura e ricostruzione di piccoli elementi con stucco bicomponente a base epossidica;
  2. Coloritura della superficie con pigmenti in terra e gomma arabica.

quarta fase

11.Montaggio e ricollocazione delle parti in ferro previo trattamento protettivo e chiodatura sul piano;
12. Ingrassatura delle bronzine e delle parti coniche dell’assale;
13. Finitura ad encausto.

Metodologia d’intervento

L’operazione di restauro è stata eseguito pressa l’officina dell’Orto botanico, utilizzando gli strumenti presenti e predisponendo ripiani provvisori. La carenza di utensileria appropriata ha reso particolarmente elaborato l’intervento, eseguito per gran parte interamente a mano, ovvero privo di utensili elettrificati per la parte di falegnameria.

La pulitura del manufatto, orientata dalla tassellatura di prova, è stata eseguita procedendo per tipologia di deposito, utilizzando prodotti con differente grado di aggressività per la rimozione di incrostazioni, sedimenti e macchie.
Ad integrazione delle parti mancanti si è impiegata l’essenza disponibile (castagno per il piano, frassino per il copri assale) non essendo disponibile altro materiale. Per le ricostruzioni minori con resina epossidica bicomponente.

Nelle fasi operative si è proceduto a consolidare l’essenza lignea con percentuali crescenti di paraloid b 72. Il trattamento avrebbe richiesto un ulteriore e accurato consolidamento, ma i tempi disponibili per la consegna hanno orientato le scelte operative.
Per l’assemblaggio degli elementi di tavolato si è riprodotto l’unione con cavicchi in legno, presenti in origine, accostando il tavolame ad unione dell’intero assito.

La commettitura del timone al piano è stata possibile attraverso la ricostruzione della parte mancante con essenza lignea; per l’adesione si è utilizzata resina epossidica. L’unione è poi assicurata al piano mediante cavicchi su entrambi i lati nella parte in cui declina nello spessore. La parte centrale del pianale, rastremata anteriormente, si connette al timone e lateralmente tra gli elementi lignei mediante cavicchi costituendo un unico elemento di assemblaggio sino all’inclinazione della parte posteriore.

La fascia posteriore in ferro, mancante, è stata ricostruita e ribattuta a freddo, inchiodata sul piano reperendo chiodi della stessa tipologia a completamento dei suoi elementi.
Nella fase di finitura si è più volte trattato la superficie con encausto, coprendo gli elementi con teli plastici a protezione della polvere presente.

Materiali usati

Per la pulitura, ricostruzione e finitura sono stati utilizzati prodotti testati e presenti nella letteratura del restauro.
Nello specifico si è proceduto con:


a) Impacchi di Arbocell BC200 in soluzione acquosa di EDTA Bisodico per la pulitura delle parti metalliche.

b) Tween 20 e Nevek su supporto di Carta Giapponese per l’essenza lignea.

c) Balsite K e Balsite W- indurente per piccole ricostruzioni.

d ) Epo 127 K-128 indurente per ricostruzioni strutturali e adesioni.

e) Per-xil 10 antitarlo per la disinfestazione.

f) Rexil per il consolidando in profondità e Paraoild B72 in soluzione di Acetone o Dowanol per le parti maggiormente danneggiate a percentuali crescenti.

g) Coloritura della superficie con terre e Gomma Arabica in soluzione acquosa .

h ) Finitura e lucidatura con Cera naturale in pasta colorata solubilizzata con Essenza di Trementina.

L’intervento di restauro è stato eseguito nel 2016 presso l’officina dell’orto Botanico di Pisa nell’ambito del progetto StORTO,  con la collaborazione dell’Associazione “Pensiamo in verde” per gli aspetti organizzativi ed operativi dell’intera operazione.

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Smontaggio e pulitura degli elementi lignei e ferrosi
Studio e osservazione degli elementi presenti sul manufatto dopo la pulitura
Manufatto dopo l'intervento di restauro
Fasi conclusive dell’intervento di restauro prima della collocazione presso la serra dell’orto botanico
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