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Disciplinare di produzione delle sedie azegliesi

Disciplinare di produzione delle sedie azegliesi
Progetto di recupero della fabbrica Santina di Azeglio (TO)

Premessa

Le norme contenute nel presente Disciplinare riguardano gli elementi strutturali e decorativi caratteristici della sedia tradizionale di Azeglio, elementi che devono necessariamente ritornare nell’attuale produzione, in particolare: proporzioni, forme strutturali (gambe cabriolét, torniture balùstrin, sagome delle traverse, ecc.), legni e motivi decorativi (geometrie, intagli, trafori, torniture, ecc.), pur se utilizzati con varianti e reinterpretazioni.

Ciò significa che, sotto il profilo artistico, alcuni di questi elementi possono essere rielaborati, purché la sedia nel suo aspetto formale e nei contenuti resti sempre leggibile come un prodotto tipico della manifattura tradizionale di Azeglio, fedele cioè ai modelli originali. Ad esempio, i motivi decorativi della sedia possono essere interpretati e costruiti in molti modi diversi (infinito è infatti il gioco delle combinazioni e degli accostamenti che si possono ottenere con le stesse figure), ma il suo utilizzo nella decorazione strutturale non può discostarsi più di tanto dalla collocazione spaziale originale, che tradizionalmente lo ha sempre visto impiegato quale motivo complementare alla raffigurazione principale, e cioè le peculiarità che attribuiscono alla sedia la propria denominazione, come ad esempio le sedie dette culi ‘d la Rul perché avevano il disegno della rovere impresso sul sedile e sullo schienale. Si può fare un altro esempio ricordando che, in alcuni elementi della tradizionale sedia impagliata di Azeglio, ricorrono tecniche di colorazione come l’immersione della paglia in anilina disciolta in acqua o la sbiancatura con vapori di zolfo; queste caratteristiche dovranno essere rispettate nella produzione fedele alla tradizione, ovviamente, con prodotti che non mettano a rischio la salute dell’operatore.

Nella riproduzione di modelli ideati e progettati da graphic designers, si possono interpretare le tendenze e le innovazioni di mercato rispettando i riferimenti del manufatto tradizionale, anche attraverso l’utilizzo creativo di materiale altro dal tradizionale legno autoctono, purché resti leggibile l’elemento distintivo che caratterizza la tipica seduta azegliese.

La concessione del marchio “Sedia tradizionale di Azeglio” è pertanto subordinato al rispetto di una serie di regole che riguardano aspetti sia costruttivi che decorativi del manufatto, aspetti che verranno ora elencati dettagliatamente e ai quali è assolutamente necessario fare riferimento per l’utilizzo del marchio stesso. Attenersi a queste poche, ma precise regole non è un limite, come apparentemente potrebbe sembrare; può invece rappresentare uno dei maggiori punti di forza promozionali per la salvaguardia del prodotto di Azeglio sul versante della qualità, in un mercato che diventa di giorno in giorno sempre più competitivo e selettivo.

NORME VINCOLANTI A CUI CI SI DEVE ATTENERE PER USUFRUIRE DEL MARCHIO “Sedia tradizionale di Azeglio”, CHE TUTELA LA PRODUZIONE ATTUALE.

Aspetti costruttivi

Tipologie

La sedia deve rientrare fra le tipologie accertate dalla ricerca storica condotta  nel comune di Azeglio nel 2018 e pubblicata nel numero speciale 06 della rivista “Progetto Restauro”. Ricerca che si avvale di ulteriori testimonianze apportate dagli approfondimenti in progress.  Si consiglia comunque di riproporre le tipologie più comuni e tipiche della tradizione, nel rispetto rigoroso della coerenza stilistica per i manufatti che rievocano il complesso delle testimonianze trasmesse fra generazioni.

Dimensioni delle sedie e spessori dei legni

È di fondamentale importanza rispettare misure e proporzioni della produzione storica. Ad esempio, una sedia “carabiniere” dell’Otto-Novecento aveva, di solito, un’altezza totale di 86 cm per 46 di seduta e una larghezza complessiva di 41 cm per 35 di profondità; lo spessore del telaio impagliato, poi, non superava mai i 2 cm, impagliatura compresa e rimaneva a filo delle traverse. L’altezza delle traverse del sedile poteva variare dai 6 ai 7,5 cm, a seconda del tipo di sagoma utilizzata, mentre le gambe nelle varie fogge non superavano mai i 4 cm di sezione. Le gambe inoltre, erano calettate alle traverse a distanze definite e rinforzate da chiodi in legno – eseguiti manualmente e in forma conica – dal diametro di 7/8 mm. Le traverse tornite erano generalmente disposte nella parte bassa delle sedie e nei modelli più eleganti.

Caratteri distintivi delle sedie in relazione al periodo storico e allo stile

Nel costruire le sedie che vogliono riproporre modelli del periodo della prima metà dell’800, occorre prestare molta attenzione al particolare sistema di assemblaggio dei vari elementi strutturali (realizzati interamente a mano); alla realizzazione delle gambe posteriori che prolungandosi nello schienale determinano una inclinazione di circa 8/10 gradi; alle forme della tornitura che accompagnano la decorazione della sedia.

La produzione delle sedie dal terzo decennio del ‘900 si caratterizza per le variegate tipologie in stile e per l’ausilio delle macchine nella costruzione. Si elaborano manufatti che spaziano dalla sedia stile Vienna, a quella in stile Impero, sino al modello a lira esportata in America. Molti altri modelli figurano nei cataloghi promozionali della ditta produttrice identificati dalla numerazione progressiva che associa alla sedia il numero. Nel tipo di sedia denominata “Sette”, ad esempio, la traversa superiore era traforata in tre punti con piccole torniture verticali nello schienale, presenti anche nelle gambe anteriori. Inoltre, su queste sedie, come anche nei modelli con seduta rotonda l’ampiezza di appoggio era maggiore. Tale aspetto non aveva soltanto funzioni di comodità, ma anche e soprattutto di estetica. In questo periodo compaiono le sedie curvate della ditta Santina Enrico, la prima in Piemonte ad introdurre la tecnica del legno curvato e la tecnica per tornire i legni curvi.  La sedia azegliese è dal 1930 circa, un prodotto proto-industriale.

Tagli e qualità del legno

I vari elementi strutturali del manufatto devono essere realizzati con legno massello di qualità, adeguatamente stagionato. Sono perciò da evitare legni di taglio recente, di scarto o con presenza di degrado causato da microrganismi, parassiti, funghi, tarlo ecc.

Le parti di legno scelte per la costruzione devono inoltre corrispondere non solo a quelle tradizionali, ma anche essere usate tenendo presenti criteri costruttivi ben precisi dell’ebanisteria storica: le assi che formano le parti lunghe delle gambe posteriori, ad esempio, generalmente venivano tracciate per prime. Sempre a titolo esemplificativo si ricorderà che le parti nascoste erano ricavate dalle parti meno belle dell’asse; di solito si ricorreva quando possibile ai rami biforcati della pianta o ad altri rami che presentavano caratteristiche di curvatura; stagionati opportunamente per evitare torsioni, cedimenti e spaccature, e solo più raramente al segato ricavato dal taglio tangenziale del tronco, in questo caso privo di midollo. Anche nella produzione attuale, quindi, quando possibile sia per motivi estetici che tecnici verrà valorizzato il sistema di scelta del legno per ottenere le parti curve.

Legni da utilizzare nella costruzione delle strutture

I legni dovranno essere quelli caratteristici della manifattura di Azeglio, e perciò quasi tutti autoctoni. Per la sedia si utilizzava il legno di noce, ciliegio, pioppo, a volte anche di ontano e altre essenze disponibili sul luogo come si è riscontrato nelle sedie di produzione più economica. L’uso di qualsiasi altro legno si deve considerare arbitrario per la riproduzione dei modelli tradizionali. Fanno accezione i modelli di designer che reinterpretano la sedia azegliese pur rispettando gli elementi che la caratterizzano e contraddistinguono.

Per le parti in legno destinati al telaio da impagliare (i tlerin) è convenzionalmente utilizzato il pioppo seppur non mancano testimonianze di telai in noce o altre specie legnose. Il suo impiego, inoltre, dovrà sempre essere commesso con unione a tenone e mortasa senza l’ausilio di colla a caldo, ovvero con unione a secco.

Incastri e giunzioni

Sono ammessi quelli a tenone e mortasa (il tenone con o privo di dente e, in alcuni casi, anche con tenone ridotto o ugnato), a mezzo legno, a battuta. Altri tipi di incastri poco utilizzati non sono significativi per la tradizione azegliese.

Colle e adesivi

Va bene la tradizionale colla d’origine organica (colla forte) di qualità, ma possono essere usati anche altri tipi di colla, purché presentino le caratteristiche di elasticità proprie di quella vinilica di qualità. Quest’ultima è stata utilizzata nei modelli di ultima costruzione in cui l’utilizzo della vinilica ha di fatto sostituito la colla a caldo.

Chiodi, viti e accessori metallici

Come regola è sempre sconsigliabile qualsiasi operazione di avvitatura del legno, per non creare nel tempo tensioni e dannose fenditure. Ad esempio, nella costruzione e nel fissaggio degli elementi di rinforzo ad angolo della sedia (seduta/gambe) il tradizionale sistema delle viti in ferro può essere ben sostituito da forme più rispettose dei movimenti igroscopici del legno, come piccoli tasselli o chiodi di legno utilizzati in minima quantità e nei punti essenziali.

In ogni caso, se si ritiene indispensabile l’uso delle viti, occorre almeno che esse siano di acciaio o trattati, per evitare che anche la sola ossidazione degli stessi diventi ulteriore causa di degrado del legno.

Per l’applicazione di accessori metallici sia funzionali che decorativi, presenti oggi sul mercato in grande quantità ad imitazione di quelli antichi (meccanismi di apertura e chiusura delle sedie pieghevoli ad esempio), si dovrà fare sempre molta attenzione allo stile della sedia. Ovviamente il fissaggio di tali accessori comporta l’uso di chiodi ribattuti e/o viti: per quanto riguarda le viti, si dovranno utilizzare le stesse tipologie in uso nella produzione storica, anch’esse però non in ferro, per evitare l’ossidazione delle viti medesime.

Meccanismi di apertura e chiusura. Sistemi di ribaltamento

Devono richiamarsi nei congegni a quelli storici. Ad esempio, caratteristica principale delle sedie pieghevoli è la possibilità di inclinare lo schienale durante l’uso e chiudere la sedia in posizione verticale.

Aspetti decorativi

Legni e spessori delle filettature

Anche per quanto riguarda la decorazione, i legni devono essere quelli tipici della manifattura azegliese (noce, ciliegio, pioppo, ontano, ecc.), usati nei tagli più idonei e nel rispetto degli spessori tradizionali per le filettature (non superiori cioè a 2/3 mm e non inferiori a 2 mm).

Questi spessori solo apparentemente molto alti (è probabile che in passato si partisse da un grezzo di 5 mm) sono invece perfettamente consoni alla tradizione storica azegliese e giustificati tecnicamente sia dai limiti imposti dagli attrezzi utilizzati localmente nella lavorazione (i tagli erano ottenuti con seghe non sempre adeguate), sia dalla necessità di poter effettuare senza inconvenienti l’incisione.

Per le piante autoctone se introvabili, è ammessa la sostituzione con legni di altra provenienza, purché delle stesse essenze, dello stesso colore e con lo stesso tipo di venatura.

Nella scelta del colore del legno per eseguire determinati motivi è consigliabile riferirsi ancora una volta alla tradizione, anche se in modo non vincolante: ad esempio, se, per esigenze decorative ed estetiche, nell’attuale produzione il motivo del filetto venisse realizzato con legno diverso e non con specie autoctone, come avveniva tradizionalmente, la scelta sarebbe ugualmente accettata.

Tipologia dei motivi ornamentali

Anche se reinterpretati, i motivi ornamentali devono essere quelli classici della fattura di Azeglio: lo schienale con varie lavorazioni come il motivo del nodo, le colonnine tornite, la decorazione a traforo, oppure le gambe cabliole, quelle semplici o  tornite, ecc. Di questi, inoltre, occorre considerare anche l’aspetto dimensionale, le proporzioni e l’uso, per non scostarsi esageratamente dalla tradizione. Di regola, nessuno di tali motivi può essere messo come figura principale della sedia, dal momento che tradizionalmente erano usati motivi ornamentali intrecciati e colorati per la seduta amovibile. Se così non si facesse, si correrebbe il rischio di un’interpretazione troppo libera, non più legata agli schemi tradizionali. Per contro, occorre evitare anche l’eccessivo rigore nell’esecuzione di un manufatto che si ispira ad un modello tradizionale, altrimenti inevitabilmente si finirebbe col realizzarne una copia. Sarebbe comunque opportuno che ogni tipo di decoro fosse documentato su almeno una sedia d’epoca, sia nella forma che nei colori. Questi ultimi poi possono certamente essere lasciati al gusto creativo e alla sensibilità dei vari ebanisti, sempre però che vengano rispettati i toni caldi e mai violenti della produzione tradizionale, che hanno differenziato la sedia di Azeglio rispetto a quelle di tante altre manifatture.

Elementi arborei, floreali, foglie, girali

Questi motivi, presenti principalmente nelle sedute in legno del terzo decennio del ‘900, presentano caratteristiche della lavorazione semi industriale eseguiti con stampi applicati sul legno di compensato. Questi devono richiamare le forme di quelli tradizionali, perché piccole varianti di tale vasto repertorio decorativo, utilizzato moltissimo anche da altre manifatture, possono contribuire a creare confusione sia a proposito dello stile che dell’area di provenienza del manufatto stesso. Non mancano testimonianze di motivi torniti, intagliati e traforati nella produzione precedente in un ricco repertorio ornamentale.

Il lessico decorativo proprio della manifattura storica di Azeglio deve poter essere letto sui manufatti nella sua originalità, al di là del marchio di tutela.

Figure traforate

Anche le figure traforate sono tra i caratteri distintivi della produzione azegliese, ad esempio quella della sedia n. 7 o del modello a lira destinate al mercato statunitense.

Rispetto a quelle rappresentate sui modelli storici, nell’attuale produzione dette figure possono anche essere variate, però attingendo costantemente a fonti iconografiche ben precise. Sono ammessi cioè motivi presenti nel repertorio azegliese, sempre realizzate tenendo presente la tradizione. La classica sedia ad angolo, ad esempio, poteva proporre nello schienale il motivo traforato e intagliato della lira oppure elementi torniti; una rappresentazione che richiama la singolarità della seduta e che si sviluppa in forme morbide ed eleganti; come in molti manufatti il motivo è spesso associato alla denominazione della sedia. La figura principale traforata è un elemento che contraddistingue una tipologia e che può essere reinterpretata seguendo lo sviluppo storico e personale della ditta o artigiano che riproduceva tali prodotti. È bene ricordare, inoltre, che per realizzare tali figure si usava di solito il legno di noce per le sedie più importanti; raramente si impiegavano altri legni e l’uso di colori era frequente nell’intreccio impagliato delle sedute più ricercate.

Riferimenti stilistico-formali

Sono da evitare assolutamente, già nella fase progettuale della decorazione, l’accostamento e la sovrapposizione di motivi che appartengono a stili e periodi diversi, a meno che i motivi sovrapposti appartenenti a stili differenti siano documentati su mobili d’epoca.

Tecniche esecutive e possibili varianti

Al riguardo si ammettono: la realizzazione di sagome ricavate da modelli originali, con tacche di riferimento per la realizzazione delle mortase, il traforo, il tornio e la realizzazione di filetti. Alle difficoltà di esecuzione degli incavi, usati raramente in passato per l’inserimento di filetti   si può ovviare con la realizzazione di modelli semplici, purché comprovi l’esistenza di tale tipologia. I motivi decorativi traforati e intagliati, per esempio la lira presente sullo schienale di alcune sedie, devono sempre richiamare quello tradizionale per quanto riguarda gli spessori e l’armonia del tratto, ottenuto in passato con tecniche varie a seconda del periodo storico.

Per l’utilizzo della colorazione, in particolare quella dell’impagliatura è possibile far uso di aniline ancor oggi presenti sul mercato e in sostituzione della tecnica dei vapori di zolfo per lo sbiancamento della paglia, prodotti chimici debitamente testati. I pochi colori riscontrati nella produzione storica dell’impagliatura di Azeglio riguardano il rosso, il viola, il verde. Per il legno è consentito l’utilizzo di mordenti di buona qualità presenti in letteratura.

Vanno inoltre escluse tecniche del tutto estranee alla tradizione azegliese ed è sconsigliato l’uso di materiali diversi dal legno, come ad esempio metalli, resine, avorio, osso ecc., perché non sono stati riscontrati nella produzione storica. Fanno eccezione i modelli di designers eseguiti in forma creativa seppur rispettosa dell’eredità locale.

Verniciatura e protezione finale del manufatto

Per una finitura tradizionale corretta è ammesso l’utilizzo di olio (olio di lino, olio tecnico di vaselina, olio paglierino ecc.), gommalacca e cera nelle loro varianti commerciali. Al fine di rendere le finiture più agevoli e meno problematiche di quelle tradizionali, possono essere usati anche prodotti di nuova generazione, purché rispettosi della fisiologia e delle caratteristiche igroscopiche del legno. Sono da escludere perciò vernici industriali come smalti o poliesteri.

Altre note di carattere tecnico relative ai sistemi di produzione

  1. a) nella costruzione dei manufatti è ammesso l’uso di macchine e utensili elettrici (sega a nastro, sega circolare, troncatrice, pialla a filo e a spessore, tornio, pressa, calibratrice, carteggiatrice, pantografo, pirografo, incisori ecc.), purché dichiarati nella scheda di produzione e che tuttavia non devono escludere completamente il lavoro manuale, in particolare nella fase compositiva della decorazione ad intaglio e in quella ultima di finitura.

Per lavorazione manuale si intende l’esecuzione del manufatto senza l’ausilio di utensili elettrici, ma tipici della produzione domestica effettuata dai contadini presso la propria abitazione. La lavorazione manuale deve essere comprovata e dichiarata sull’etichetta apposta al manufatto in cui compare il nome dell’autore, l’anno e il luogo di produzione. Vanno comunque sempre salvaguardati l’aspetto estetico formale della sedia e il rispetto degli spessori tradizionali, sia per quanto riguarda la struttura che le decorazioni.

  1. b) è possibile elaborare un motivo da utilizzare come firma, purché non interferisca più di tanto con la leggibilità complessiva del manufatto; è altresì ammesso tracciare segni di riferimento utili all’assemblaggio, come ad esempio segni che servano per l’incastro degli elementi ecc.
  2. c) oltre al marchio di tutela, è ovviamente concesso l’uso del proprio logo e/o della ragione sociale della ditta produttrice, da apporre nella traversa interna della seduta o in altre parti non visibili diverse, ad esempio il retro dell’impagliatura.

 

Orientamenti per la riproduzione

I rilievi effettuati su manufatti originali sono riproposti e schematizzati nelle tabelle allegate a seguire:

Denominazione della sedia in italiano e dialetto locale

Periodo di attribuzione

Altezza totale

Altezza di seduta

1) Sedia Carabiniere

Cul dèl Portamantél

 

1840/1965

 

86 cm

 

46 cm

 

2) Sedia Carabiniere da lavoro[1]

 

1840/1965

 

70,5 cm

 

35 cm

 

3) Sedia a balaustrini corti

Balustrin

 

1920/1965

 

90,5 cm

 

46 cm

 

4) Sedia a balaustrini lunghi

Balùstrin longh

 

1920/1965

 

88,5 cm

 

47 cm

 

5) N. 7 Tornita[2]

La set turnia

 

1925/1965

 

87,5 cm

 

48 cm

 

6) N. 7 Sagomata[3]

 

1925/1965

 

87 cm

 

46 cm

 

7) N. 7 Normale

1920/1965

87 cm

47 cm

8) La sedia del Nodo

Cadrega dèl Group

1930/1965

86 cm

45 cm

9) La sedia del Nodo da lavoro

 

1920/1965

 

74 cm

 

34,5 cm

 

10) Sofà con le ali

Sofà cun li alui

1920/1965

90 cm

46 cm

 

 

[1] Le sedie da lavoro, così definite per la seduta bassa, erano destinate per i lavori di impagliatura, di allattamento ecc.

[2]  La decorazione interessa le gambe anteriori e le traverse laterali.

[3] Le gambe sono eseguite a zampa di capra detta “Cravinna”, mentre la tornitura interessa le traverse inferiori.

 

Larghezza anteriore

Larghezza posteriore

Profondità di seduta

Numero di elementi presenti nella struttura

 

1)  41 cm

 

33 cm

 

35 cm

 

14 + Telaio

 

2)  40,5 cm

 

32 cm

 

33,5 cm

 

14 + Telaio

 

3)  43 cm

 

34 cm

 

34 cm

 

21 + Telaio

 

4)  43 cm

 

34,5 cm

 

33,5 cm

 

21 + Telaio

 

5)  42 cm

 

31 cm

 

36 cm

 

16 + Telaio

 

6)  42 cm

 

28 cm

 

39 cm

 

16 + Telaio

 

7)  42 cm

 

29 cm

 

38 cm

 

16 +Telaio

 

8)  42 cm

 

29 cm

 

38,5 cm

 

14 + Telaio

 

9)  42 cm

 

29 cm

 

38 cm

 

14 + Telaio

 

10)  216 cm

158 cm

54 cm

34 + 3 Telai

 

Essenza utilizzata

Tipo di unione utilizzata

Elementi decorativi nella struttura

Elementi decorativi nell’impagliatura

 

1) Noce/ciliegio/

pioppo

 

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Feluca sagomata

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

2) Pioppo/faggio/

ontano/ciliegio

 

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Feluca sagomata

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

3) Noce/ciliegio/

pioppo

 

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Schienale con balaustrini corti n. 5;

gambe anteriori a zampa di capra

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

4) Noce/ciliegio/

pioppo

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

5 torniture lunghe + 2 pomelli;

schienale a doppia incisione

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

5) Noce/ciliegio/

pioppo

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Schienale a S;

gamba anteriore tornita

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

6) Pioppo/faggio/

ciliegio/noce

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Sagomato a S

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

7) Noce/ciliegio/

pioppo

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Schienale convesso con incisione;

sedile semicircolare

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

8) Noce/ciliegio/

 

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Nodo intagliato;

sedile semicircolare;

traverse inferiori tornite

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

9) Pioppo/faggio/

ontano/noce

 

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Nodo intagliato;

sedile semicircolare;

traverse inferiori tornite

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti

 

10) Noce/ciliegio/

pioppo

 

Tenone e mortasa con cavicchi in legno

 

Schienale con incisione sulla traversa inferiore e sulla traversa della seduta anteriore

 

Intreccio a mandorla o losanghe, a busta, a quadretti.

Due braccioli curvi di 59×36 cm; altezza 76 cm con centina e telaini impagliati

 

 

Impagliatura su telaio

Lavorazione con lesca

Lavorazione con lesca e paglia

Colorazione utilizzata per la paglia

 

1)

 

 

 

Verde nella losanga centrale;

giallo naturale;

colorata

 

2)

 

 

 

Giallo naturale;

colorata

 

3)

 

 

 

Giallo naturale;

colorata

 

4)

 

 

 

Giallo naturale;

colorata

 

 

5)

 

 

 

Giallo naturale;

colorata

 

6)

 

 

 

Giallo naturale;

colorata

 

7)

 

 

 

Rosso, Giallo, Verde,

 

8)

 

 

 

Giallo naturale;

colorata

 

9)

 

 

 

Giallo naturale;

colorata

 

10)

 

 

 

Giallo naturale;

colorata

 

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