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Ascesa e declino di un patrimonio locale. Associazioni e politiche locali in Azeglio

Ascesa e declino di un patrimonio locale. Associazioni e politiche locali in Azeglio
Opificio per la produzione proto-industriale delle sedie azegliesi

L’associazione parrocchiale

Il 22 maggio del 2006 si costituisce in Onlus l’associazione culturale Artev, acronimo di Associazione di volontariato per il recupero, la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale parrocchiale di Azeglio (TO). Un’organizzazione che, nata in un contesto laico, si organizza intorno alla parrocchia sin dal 1999 con l’obiettivo di salvaguardare gli edifici ecclesiastici in avanzato stato di degrado. Il primo obiettivo è la chiesa di San Martino nell’adiacente cimitero, un’idea originata nel nucleo primitivo del 1998.

C’era stato un momento, era il Novantotto, una cosa che desideravo da quando sono venuta qui in Piemonte,[1] che abbiamo organizzato un grosso evento, dice ma che centra vabbè, e per ricordare… per celebrare Massimo D’Azeglio perché era il bicentenario della nascita… e da lì eee… tu fai una cosa tu fai un’altra in qualche modo c’è stato… s’è cominciato a creare un nucleo che si capiva che aveva piacere di un po’ valorizzare il paese ma anche solo di vedersi e condividere una passione e poi subito dopo ci siamo messi ancora informalmente, non eravamo neanche costituiti in associazione, a raccogliere fondi perché c’era la chiesetta del cimitero che fra l’altro è anche molto bella architettonicamente parlando, che proprio andava giù no… C’era un grossissimo albero sul teeetto ecc. e abbiamo incominciato a raccogliere i fondi e collaborare con la parrocchia e dopodiché anche grazie a una sua parente [riferendosi al marito] Marida Nicolotti di Torino, cioè originaria di qua comunque abita a Torino [che ci ha suggerito]… : «Ma perché non ci costituiamo in associazione, l’associazione porterà dei vantaggi ecc.» E quindi poi nel Novantanove ci siamo costituiti.[2]

Negli anni successivi l’interesse dell’Associazione si estende alla tutela dei prodotti artigianali che coincide con la tradizione dei seggiolai e delle impagliatrici azegliesi. L’obiettivo è di valorizzare il patrimonio locale nel cui territorio, il recupero dell’architettura dei beni parrocchiali si intreccia con la cultura delle tradizioni popolari in una prospettiva di valorizzare uno spazio, dove la collettività prende coscienza del proprio passato.

Il sommato ambito di interesse impone l’integrazione, nello statuto originario, di una nuova declinazione che contempli, per la realizzazione dell’ecomuseo del 2004, «un qualcosa che rappresenta ciò che un territorio è, e ciò che sono i suoi abitanti, a partire dalla cultura viva delle persone, dal lavoro ambientale, da ciò che hanno ereditato dal passato, da quello che amano e che desiderano mostrare ai loro ospiti e trasmettere ai loro figli»[3]; l’eredità culturale dalla comunità agricola azegliese. Nasce quindi l’ecomuseo dei seggiolai e delle impagliatrici con la sede espositiva della cadrega fiurija, la sedia fiorita: quattro locali all’interno dei quali si compendia la storia dei seggiolai e delle impagliatrici di Azeglio, con un percorso che rievoca la tradizione locale per estendersi nel 2006 sul territorio umido prossimo al lago di Viverone nella zona denominata Maresco: “il sentiero della lesca”. Luogo in cui le impagliatrici si recavano nei mesi estivi per il taglio dell’erba palustre la quale, disseccata al sole nello spazio attiguo alla casa veniva poi intrecciata per le sedute impagliate.

L’idea del museo era sempre stata… così ipotizzata come ci siamo costituiti come associazione.[4] Poi negli anni 2003/4 abbiamo avuto l’opportunità di avere dei locali a disposizione dati dalla parrocchia e si siamo messi… e abbiamo incominciato con questo piccolo museo. Erano dei locali liberi… erano i vecchi alloggi dei parroci. L’idea era di un po’ tutti. L’idea dov’è partito… delle persone ci avevano regalato dei mobili da vendere, appunto per raccogliere dei fondi per l’associazione. Erano delle sedie impagliate di Azeglio e lì… abbiamo detto perché venderle teniamole per cominciare a fare il museo. L’associazione si occupa principalmente, si occupa di restaurare i beni della parrocchia. Il museo è contemplato nello statuto, anche per il museo …però principalmente era per il restauro dei beni artistici… ci rendevamo conto che via questa generazione la prossima generazione già non avrebbe più avuto modo di conoscere qualcuno che aveva fatto questo mestiere; noi avevamo ancora questa fortuna per cui abbiamo incominciato. È una idea collettiva. C’è stata una grossa donazione della maestra Brunero che ha fatto scuola per tanti anni qui. Lei era già una appassionata e aveva raccolto in tutta la sua vita… aveva una stanza piena poi lei è mancata e il marito è stato proprio generoso e ci ha donato tutta questa raccolta.[5] Per l’allestimento [del museo] è il direttivo di Artev che si è mosso, ai tempi c’era Elio che ha dato un buon contributo per l’esecuzione di questo museo, ognuno metteva quel poteva e il museo è stato inaugurato nel 2004.[6] Prima i locali sono stati restaurati… era un locale di deposito per terra non c’era pavimento, c’era solo terra battuta allora sono state costruite delle finestre delle porte. L’apertura per collegare i due locali l’abbiamo fatta dopo. Abbiamo recuperato il pavimento da un nostro amico che l’aveva tolto. È venuta una impresa sempre supportati da Artev…lì tutto Artev che ha fatto [richiesta di finanziamenti]. Il presidente è sempre stato don Genesio Berghino perché essendo che operiamo sui beni parrocchiali proprio… è lui il presidente perché legato… è una associazione legata alla parrocchia. Lavoriamo per i beni della parrocchia però Artev è una Onlus a tutti gli effetti e abbiamo inserito nello statuto questa parte dell’ecomuseo che non è principalmente… abbiamo fatto domanda per essere riconosciuti come ecomuseo che poi ci sarebbero stati dei contributi dei fondi eee abbiamo…partecipato appunto a un bando. Ogni anno si poteva far domanda alla regione per essere riconosciuti. La regione non ha stanziato [i fondi] perché comunque alla fine di tre tentativi la risposta finale e stata che era… diciamo troppo circoscritto il progetto al solo paese di Azeglio… [i tentativi sono seguiti] dal 2002 al 2004/5.

Pensavamo di acquistare la fabbrica di sedie e lasciarla così com’era… di ripristinarla [in modo] che fosse visitabile dalla gente ecco conservarla… Alla figlia del proprietario le sarebbe piaciuto che rimanesse la memoria. Il progetto dell’ecomuseo…ci avevamo lavorato tanto e speso anche dei soldi … cartine dettagliatissime del territorio un progetto impegnativo.[7]

La ex fabbrica di sedie Santina rimarrà ancora per molti anni soggetta al suo lento degrado e alla ragguardevole perdita delle testimonianze materiali  in essa contenute.

Elio Salamano così ricorda la sua partecipazione e collaborazione come membro di Artev, alla progettazione dell’idea originaria del museo e a suo allestimento nei locali espositivi della parrocchia:

il museo è stato inaugurato nel 2004 quindi eee… l’idea è nata nel 2002, più o meno in quegli anni lì. Penso che qualcuno abbia detto: «perché non mettiamo assieme il paese dei seggiolai e mettiamo assieme le sedie e facciamo un museo» … eee, adesso… non lo so [con precisione]. Subito è nata solo…penso e se ben mi ricordo solo come museo e basta, una esposizione. Poi nel frattempo era venuta fuori laaa, laaa moda diciamo così degli ecomusei che abbiamo importato dalla Francia nel 2003. Allora c’era l’assessore Ferrero l’assessore della Regione [Piemonte], assessore alla cultura Ferrero che aveva eee… messo giù una normativa per gli ecomusei del Piemonte. Era uscito un bando della regione per partecipare a queste, queste iniziative… mi ricordo che un paio di questi ecomusei erano nati dalle parti di Asti lì, in quella zona lì. Noi avevamo cercato di partecipare a questo bando, ma ci era stato risposto che non eravamo, che non rientravamo nelle condizioni dell’ecomuseo. Che poi l’abbiamo fatto lo stesso e abbiamo continuato a chiamarlo ecomuseo…ma perché, perché abbiamo messo allora oltre al museo, oltre all’esposizione, il sentiero della lesca… che ci sono stati degli anni dove, dove andavamo a luglio, andavamo a tagliare la lesca eee… la pulivamo, insomma facevamo quell’attività che facevano i seggiolai una volta. Abbiamo provato per un anno due poi… il progetto dell’ecomuseo lo richiedeva… non richiedeva solo il taglio della lesca richiedeva anche la successiva impagliatura e la costruzione delle sedie e tutto il resto. Non c’era il personale. Finché tagliare la lesca ci vanno tutti, si taglia e anche a pulirla. Prima c’era ancora delle signore anziane che… che ci davano le dritte poi questa gente ormai è tutta morta, son morti tutti per cui eee… il resto la costruzione…prima di tutto ci vuole un laboratorio. Quello che noi avevamo messo lì al museo era solo una raccolta di attrezzi e basta. Eee, è finita…è morta. Parlo per me, io per me lo sapevo che non era…che non si sarebbe mai realizzato una cosa del genere. Ma gli altri dicevano: «Ma eee… proviamo non si sa mai». Alcuni erano convinti, ««oh no non e…» erano convinti che [quello] che stavano facendo in quel momento era esattamente la cosa giusta eee… [sospiro] poi è finita lì. Chi scriveva il progetto era la vice-presidente eee… noi gli andavamo dietro per quello che era documentazioni supporto cose così.[8]

 La partecipazione ai bandi per l’erogazione dei fondi da destinarsi al recupero dei beni culturali, assieme all’organizzazione degli eventi promossi dalla stessa associazione caratterizzeranno gli elementi di continuità al favorevole esito dei progetti, articolati intorno alla visione di una associazione parrocchiale. Difatti, l’eredità storica che contraddistingueva lo stretto rapporto tra la parrocchia e la comunità azegliese trova prosieguo nell’associazione Artev al mutare della stanzialità del parroco azegliese il quale, dal suo trasferimento in altro comune e l’alternarsi dei successivi, determinerà una discontinuità nelle relazioni con i fedeli della locale parrocchia. Le relazioni con il curato, dispensate dapprima tra le vie del paese vengono successivamente a vacillare in assenza di un continuo riferimento. La testimonianza è di Mario Rezza componente dell’associazione Artev:

Qui avevamo tante chiese tante cose da… sistemare e i parroci erano un po’ a scavalco perché dal Novantadue credo che il parroco che c’era qui è stato trasferito ad Alice Castello poi qui i parroci…veniva uno stava un anno poi ne veniva un altro… e quindi per aiutare anche i parroci pro tempore… stavano molto poco, abbiamo fatto un gruppo per la valorizzazione del patrimonio parrocchiale… eee così abbiamo agito e ancora lo stiamo facendo… e partito proprio come valorizzare come riuscire…eee poi avendo il parroco presidente, abbiamo nominato il parroco pro tempore come presidente e quindi dà un po’ il senso… ma perché praticamente con la parrocchia siamo un ente di supporto alla parrocchia… Adesso il rapporto [tra la parrocchia e i fedeli] si perde un po’ perché i parroci non sono più sul posto, quindi hanno tanto da fare, chi ha tre parrocchie, chi ne ha due,  chi ne ha quattro e questi corrono sempre con la macchina da una parrocchia all’altra eee… non c’è più quel contatto con la popolazione perché prima si poteva parlare col parroco finita la messa… adesso il parroco arriva dice la messa e poi scappa via…viene qui due ore alla settimana. Una volta il parroco la gente lo trovava per strada o gli chiedeva qualcosa, lo fermava o andava a trovarlo lì alla sera dopo cena. Aveva insomma più contatto con la gente perché si può dire stanziali, stavano sul posto ecco.[9]

La Pro Loco di Azeglio

Il fenomeno trova riscontro nell’inversione della nuova generazione tendente a disinteressarsi alla fede religiosa e avviando una nuova visione della cattolicità. Si interrompe il legame che caratterizzava la comunità dei fedeli azegliesi in una prospettiva orientata a svecchiare il passato interpretato come un momento di impolverata realtà, convenientemente da modernizzare. La tradizionale festa patronale di San Deodato si propone in una nuova veste agli occhi dall’associazione della pro loco, che dal 2007 opera nel territorio azegliese. Una aggregazione nata dalle spoglie della polisportiva e organizzata intorno alle ricorrenti festività rinnovate dalla volontà di avanzare proposte positive e ritenute interessanti. Una visione della cultura immateriale che prende vita negli atti performativi delle ricorrenze festive, intorno al fulcro principale delle reinterpretate tradizioni alimentari. Una progettualità circoscritta alla temporaneità e al breve respiro della ciclicità festiva. Nella narrazione-visione social offerta dal presidente della pro loco azegliese si rilevano gli elementi di rottura con il passato:

Noi tutti la chiamiamo festa Azeglio, man mano da festa patronale di San Deodato è diventata festa Azeglio, io ho calcato la mano nel senso che ad un certo punto ho tolto la festa San Deodato e ho messo la festa Azeglio [l’espressione si fa quasi incomprensibile, accompagnata da un rumore secco prodotto da un colpo di mani]. Perché, perché fra i giovani hashtag festa Azeglio, noi la chiamiamo festa Azeglio. Festa Azeglio è più bello è la festa di Azeglio. Ho cercato di dare per esempio… questa lettura un po’ più fresca. Quest’anno volevo mettere festa Azeglio la festa di tutti essendo una festa in cui partecipa veramente un pescaggio da 0 a 100 di età…[10]

La festa patronale perde la storica origine che lega la partecipazione dei fedeli alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Un contributo popolare gravato da sacrifici e privazioni rievocato con la ricorrenza del rito di consacrazione della chiesa il 24 agosto  1816. La festa Azeglio nella visione della pro loco rinnova con una “lettura più fresca”  la ricorrente festività intorno al nucleo centrale del padiglione gastronomico e dell’intrattenimento musicale.

Con il ricambio generazionale l’associazione si organizza, secondo le dichiarazioni del presidente, attraverso gli articoli redatti nello statuto. Articoli che disciplinano le linee guida delle manifestazioni, innovando nel tempo la progettazione delle ricorrenze festive che scandiscono l’odierno ciclo di 6 ricorsività: lo storico carnevale, le pro loco in festa, il coregone, la festa patronale di San Deodato rinnovata in festa Azeglio, la castagnata Azeglio e nelle iniziative organizzate in una unica festività prenatalizia aspettando natale. Tradizioni sociali sviluppate sul territorio quali rappresentazioni della cultura immateriale che non ha sempre in sé un’immediata visibilità in quanto è parte della vita stessa della comunità che la esprime e riproduce. Un approccio che non può prescindere dall’osservazione diretta e che nei contenuti performativi esprime nella “rappresentazione” la tradizionalità. Il carnevale di Azeglio è la «rievocazione storica che fa rivivere ogni anno le tradizioni azegliesi che hanno segnato la vita del paese: i mestieri antichi dei seggiolai e delle impagliatrici.»[11] L’idea però germoglia nell’originaria associazione del Comitato direttivo del carnevale degli anni settanta che individua nell’antico mestiere del seggiolaio e della impagliatrice i personaggi principali rievocando la locale attività. Un’idea condivisa da Alfredo Benedetto, Gianni Santina e Mario Rezza che ripropongono anche le performance nell’atto dell’impagliatura della sedia azegliese.[12] Un’eredità che l’odierna pro loco raccoglie dal vecchio comitato del carnevale proponendo espedienti gastronomici dal sapore commerciale.

Noi abbiamo dei compiti abbastanza precisi che io [presidente della pro loco di Azeglio] spesso… tendo a ripetere, specificati in uno statuto, perché abbiamo sempre bisogno di un testo, di alcune regole, di alcune… cioè di scrivere… abbiamo dei compiti ben precisi uno è sviluppare il territorio, in maniera abbastanza ampia. Noi lo facciamo… lo sviluppiamo in modo diverso da Artev, nel senso che portiamo avanti determinati tipi di principi e li sviluppiamo in maniera pratica leggermente in maniera differente eee… loro adesso non mi ricordo più, associazione recupero tutela eee valorizzazione ok? Eee… noi come pro loco lavoriamo principalmente…  e poi ti spiegherò perché come ti avevo forse accennato, sul cibo e sulle tradizioni sociali, che è un discorso … lavoriamo più sul lato umano. Una tradizione e una rievocazione come il carnevale eee… o come è il, la ripresa di questa festa del coregone, che abbiamo appena fatto a giugno sul cibo di una volta, fatto in un modo di una volta eee… senza nulla togliere che… il coregone è un pesce che c’è sempre stato un pesce dei laghi prealpini importato tantissimi anni fa.[13]  È stato prima di tutto motivo di sostentamento per il lavoro dei eee…  delle persone di una volta, nel senso il discorso sedie legno e tutto l’ambito che ne riguardava, oppure il discorso del pescatore. Mio nonno era pescatore tanti altri erano pescatori, nel senso era uno dei tre quattro lavori e sicuramente seggiolai e impagliatrici e pescatori erano, erano un po’ più di quelli in voga e per i quali Azeglio era riconosciuta mettiamola in questo senso. Eee.. sicuramente il pesce… noi abbiamo preso il coregone perché è stato un po’più eee, è il pesce tra virgolette, non dico nobile perché è un pesce abbastanza semplice è un pesce abbastanza … mettiamo anche economico adesso ovviamente con i cambiamenti climatici ecc. viene a costare più caro al chilo per esempio, però cioè aumenta sempre ovviamente come tutto. Però era quello più di livello più alto a carpe a altri mille pesciolini che ci sono stati non è quello. Però il discorso è che eee…  il recupero era, cioè avevamo il bisogno per esempio una cosa su cui io stesso batto tantissimo ma anche altri, di avere un prodotto riconoscibile eee… noi in pro loco, andiamo in pro loco in festa che e un… una manifestazione di un giorno, facciamo ogni anno in un posto diverso in vari paesi con le pro loco che organizza in quel paese lì. Ho battuto molto per fare il regolamento e alla fine ce l’ho fatta, affinché ogni pro loco porti solo i prodotto tipico e solo un prodotto. Quindi ci sono 17 pro loco con 17 prodotti. Perché secondo me è giusto che se vai a Canicattì, ad Alba o in Francia mangi il prodotto di dove stai andando a visitare, vedere ecc, mangi quel prodotto lì. È inutile fare, fare il solito pasticcio all’italiana che faccio tutto… è una cazzata incredibile! Se io vengo lì voglio vedere quello che c’è lì o sbaglio? Cioè nel senso mi interessa andare a vedere quella roba arricchirmi quella volta lì. Se vado a Berlino non voglio mangiarmi la pastasciutta. Faccio un ragionamento stupidissimo però è così. Quindi noi abbiamo provato per degli anni a trovare i fiori di zucca questo, quello, per carità lo facevamo con una buona intenzione ma era una roba che era fatta un po’ al carlona no? Però dagli errori si impara e abbiamo imparato, abbiamo incominciato a dire ma troviamo una roba che è veramente inerente. Ci siamo messi lì un attimino abbiamo ragionato, insomma una cosa l’altra e l’altra, adesso abbiamo ripreso il carpione che è una cosa che la gente non mangia solitamente e lo facciamo già anche in un modo… leggermente friendly, cioè non il carpione vecchio pesante forte come lo facevano i nostri nonni.[14]

La visione del presidente è una rivisitazione delle tradizioni sociali che nell’ambito culinario trovano maggior adesione espressa in sovrapposizioni di pensieri che rendono talvolta incomprensibili le espressioni all’interlocutore. La sagra del coregone, pesce presente nel lago di Viverone, offre all’organizzazione l’opportunità di un mélange fatto di tradizioni legate all’attività dei pescatori azegliesi e alla preparazione del tipico piatto locale. Una continuità che ruota intorno ad una articolata storicità fatta di antiche occupazioni e cibi autoctoni, tesa a rievocare una rivisitata narrazione che culmina con l’idea dell’agnolotto al coregone. Una circoscritta identità che vuole associare alla pro loco azegliese una espressione di singolare originalità.

A me non piace essere di paese, cosa voglio dire… non sono per niente campanilista, non lo sono! lo ripeto aaa …allo sfinimento. Non lo sono perché è unaaa, ripeto un’altra di quelle cazzate che non riesco a capire … Io nel, se hai letto l’introduzione che ho dato io al libro[15] c’è la mia idea riassunta lì dentro. Cioè eee io sono federalista assolutamente nell’idea di sviluppare i nostri prodotti, ma ben aperto a proporre i prodotti… ad altri a far conoscere, eccetera eccetera. Per quello che dico se io, e ritorno al discorso di Artev, Albini, Beach o tutti quelli che vuoi. Se io ho questo ambito di lavoro, io lavoro qua e non vengo a romperti le palle a te e tu non venire a rompere le palle a me. Se c’è però bisogno di fare una roba condivisa va bene io ti offro… questo prodotto qua sempre nel mio ambito. Il fatto di non rompersi le scatole, secondo me eee… se un gruppo si forma in un modo è perché a piacere lavorare in quella roba lì; se l’altro gruppo si forma di la avrà piacere lavorare di là. Non devo per forz… io queste collaborazioni…  e ma e giusto collaborare. No! Collaborare nel senso se fai una roba c’è per tutti ok? Nelle robe tue ognuno si faccia i cavoli propri, perché; perché è naturale. È una selezione naturale,  sbaglio? [16]

La visione sul recupero dell’identità storica tra le due maggiori associazioni locali diverge: settoriale nella pro loco, parrocchiale in Artev. Una prospettiva che seppur confluente nella patrimonializzazione della cultura locale si discosta per l’approccio con cui si intende la tradizione, ma anche per la visione che contrappone conservazione e innovazione, recupero di beni materiali e le performance delle ricorrenti festività, con l’introduzione delle varianti alimentari su binari che parallelamente divergono e si incrociano determinando due isole della stessa realtà: l’arcipelago della tradizione azegliese.

Il Comune di Azeglio e l’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte

Nel 2018 si affaccia nuovamente l’opportunità per il recupero della ex fabbrica di sedia Santina che dà l’avvio ad una attività di ricerca sull’antico mestiere. Un progetto che ripropone interessi congiunti e ricerche sul campo al fine di consolidare le tradizioni. L’iniziativa di studiosi esterni coinvolge le associazioni locali, il comune e la regione. In una prima bozza per il recupero e lo sviluppo dell’antica arte si organizza e coordina l’idea di un artigianato artistico.

Gli obiettivi del progetto ripropongono materiali e tecniche costruttive, quali elementi distintivi per lanciare il nuovo manufatto e per la creazione di una nuova filiera che favorisca lo sviluppo di una iniziale fase di attività collocandosi all’interno di una ristretta nicchia di mercato. Oltre ai saperi presenti sul territorio disciplinano la produzione un quadro normativo di riferimento, creando il marchio di una linea di prodotti che caratterizza la creazione. Il rilancio dell’attività trova luogo nella ex fabbrica di sedie Santina che accoglie oltre la sede museale una fase di progettazione, produzione ed esposizione del caratteristico oggetto. Le fasi del progetto sono sintetizzate nella bozza che specifica un piano d’interventi redatto dal comune di Azeglio – con l’apporto di contributi    esterni –  e diviso in due fasi: «quella propedeutica e la conseguente fase operativa».[17]

La Prima prevede «di fornire tutti gli strumenti utili ad identificare in maniera univoca una sedia di Azeglio. I risultati della ricerca vengono impiegati per la creazione e la registrazione di un marchio collettivo. L’utilizzo dello stesso è infatti subordinato all’accettazione di specifiche tecniche opportunamente normate ed indicate nel regolamento per l’uso del marchio».[18]

La seconda «ha il compito di produrre materialmente le sedie complete in ambo le parti. Un modello learning by doing grazie al volontariato d’impresa garantito da maestri artigiani. L’opera degli stessi andrebbe svolta in specifici spazi in grado di garantirne la coesistenza al fine di favorire l’interscambio di competenze. Si propone il recupero conservativo di una delle ultime “fabbriche di sedie” presente sul territorio da molto tempo dismessa, per farne una scuola bottega».[19] 

La convergenza di idee intorno al progetto si rileva non sempre lineare, gli elementi di scientificità sono il prodotto di apporti esterni, mentre nella locale Azeglio l’arcipelago culturale acquista una nuova isola: quella comunale, in un’inesorabile declino del  patrimonio culturale.[20]

 

[1] Apollonia Rosalba Pennisi giunge da Catania e dirige l’istituto Comprensivo di Azeglio dall’anno 1987/1988 al 31 agosto 2016.

[2] A. Bova, intervista a A.R. Pennisi e Mario Rezza, CEC, 21 giugno 2018. La narrazione è della Vice-presidente dell’associazione Apollonia Rosalba Pennisi, ex dirigente scolastica di Azeglio.

[3] Il termine Ecomuseo è stato coniato da Hugues de Varine nel 1971.

[4] La testimonianza è dei coniugi Diego Cavicchio e Maria Luisa Coda membri dell’associazione Artev.

[5] La maestra Giovanna Brunero è la cugina di Ines Santina ultima titolare della omonima fabbrica di sedie azegliesi. Cfr. A. Bova intervista Bogatto Marisa, Centro Etnologico Canavesano, 6 giugno 2018.

[6] Il riferimento è a Elio Salamano, socio di Artev e assessore alla cultura del comune di Azeglio dal 2009 al 2011.

[7] A. Bova, intervista a Diego Cavicchio (1946) e Maria Luisa Coda (1950), CEC, 28 giugno 2018. Maria Luisa Coda è membro del direttivo Artev con funzione di segretaria-archivista. In un promemoria tra Artev e Maria e Francesca Matti proprietarie della fabbrica nel 2002 si legge in data 30 ottobre dello stesso anno: «Animate dal desiderio di tramandare il ricordo dell’attività dei nostri avi e degli azegliesi in genere, noi sorelle Francesca e Maria Matti siamo d’accordo a cedere al prezzo di favore di euro 26.000 (pari a ca. 50 milioni di lire) il rustico ex-fabbrica di sedie di nostra proprietà affinché venga destinato alla realizzazione dell’ecomuseo della sedia (la cui decisione dovrebbe concretizzarsi entro e non oltre la primavera 2003)… ».

[8] A. Bova, intervista a Elio Salamano (1944), CEC, 3 luglio 2018.

[9] A. Bova, intervista a A.R. Pennisi e Mario Rezza, CEC, 21 giugno 2018. La narrazione è di Mario Rezza.

[10] A. BOVA, Intervista a Fabio Santina (1985) CEC, 18 giugno 2018.

[11] Cfr.  www.prolocoazeglio.it.

[12] A.BOVA, Intervista, 18 giugno 2018.

[13] Il coregone (Coregonus lavaretus) o “lavarello” fu immesso con successo nelle acque del lago di Viverone (BI) dal prof. Pietro Zublena nel 1901, ma oggi a rischio di estinzione per colpa del clima e della burocrazia. Un pesce che  introdotto a partire dalla fine del XIX secolo dai laghi svizzeri continua, per le sue ottime carni, a costituire l’attrattiva faunistica e gastronomica del lago di Viverone-Azeglio per la parte confinante a quest’ultimo comune in provincia di Torino. L’abbondanza del coregone consentì alle famiglie sulle rispettive sponde del lago di farne un mestiere sino agli anni Settanta per mancanza di materia prima. I Coregoni continuano a costituire la principale attrattiva gastronomica del lago di Viverone, paese protagonista della sagra a loro dedicata che si svolge all’inizio di aprile. Cfr. N. Manicardi, La storia bella e tragica del Coregone di Viverone, «Edizioni pubblicità Italia», nr. 3, 2011, p.95.

[14] Bova, Intervista, 18 giugno 2018.

[15] E. NICOLOTTI, E. SANTINA, Storico carnevale di Azeglio, (Ivrea: Tip. Gianotti, 2008).Il testo sullo storico carnevale è in realtà una sintesi informativa sulla unificazione dei carnevali rionali in un unico carnela nel 1973.

[16] BOVA, Intervista, 18 giugno 2018.

[17] Comune di Azeglio, bozza-progetto “la sedia di Azeglio: la modernità con la tradizione” protocollo n. 3619 VII del 31 luglio 2018, registrato il 4 agosto 2018.

[18] Comune di Azeglio, bozza-progetto. Gli allegati A ,B e C sono redatti dall’autore.

[19] IBIDEM

[20] In data 17 settembre 2018  viene inoltrata  per mezzo di posta elettronica comunicazione scritta alla segreteria del comune di Azeglio, pregando la medesima di sottoporre alla visione del primo cittadino l’allegata comunicazione, la quale in Cc legge la regione Piemonte e il Consiglio superiore dei beni culturali. Oggetto: le criticità riscontrate nel progetto “La sedia di Azeglio: la modernità con la tradizione. Protocollo n. 4148 VII del 17/09/2018.

 

Manufatti abbandonati nella fabbrica Santina di Azeglio

Sottotetto della ex fabbrica Santina

Manufatti abbandonati nella fabbrica azegliese, attribuiti agli anni cinquanta del Novecento.

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